Caro Piergiorgio Welby,
ti scrivo dopo aver ascoltato il tuo appello per l’eutanasia. Mi chiamo Salvatore Crisafulli e sono stato in coma per tanto tempo. Per mesi ho vissuto in un incubo: i medici dicevano che non ero cosciente, ma io capivo tutto e li sentivo mentre dicevano che sarei morto. Poi mio fratello ha minacciato di staccarmi la spina e sono stato riconosciuto cosciente.
Oggi sono come te. Non posso muovermi e parlo attraverso un computer, selezionando le lettere con gli occhi. Dipendo completamente dai miei familiari, vivo tra il letto e la carrozzella. Io capisco cosa provi, ma vorrei che tu cambiassi idea e decidessi di lottare fino alla fine. Non arrenderti alla tua malattia, non chiedere la morte ma combatti per la vita.
Dopo il tuo appello, ho scritto una lettera al Presidente della Repubblica per chiedere attenzione nei confronti delle persone che sono attaccate a un tubo ma vogliono vivere. Siamo in tanti e tutti abbiamo diritto a una vita dignitosa. Caro Welby, rispetto la tua volontà, ma ti prego di non chiedere l’eutanasia e di unirti alla nostra battaglia per ottenere cure adeguate per tutti. La vita è preziosa, io voglio vivere. Anche io come te vivo nell’abisso, ma cerco conforto nell’affetto dei miei cari. Loro mi portano al mare con la macchina, mi stanno vicini, mi danno la forza di lottare. Fai anche tu come me.
Queste cose avrei voluto dirtele di persona, ma purtroppo non è possibile.
Nei prossimi giorni andrò dal Papa, pregherò per te. Però, mi piacerebbe che tu cambiassi idea e venissi dal Santo Padre con me.

Salvatore Crisafulli